
Il nuovo Rapporto Nomisma sull’Abitare 2026 fotografa un mercato immobiliare italiano che, a prima vista, appare solido.
I numeri delle compravendite tengono, i mutui tornano a crescere, la domanda non si è fermata.
Ma sotto la superficie emerge un dato chiave: il mercato è attivo, mentre l’accesso alla casa diventa più selettivo.
Comprendere questa distinzione è essenziale per chi opera nel real estate oggi.
Secondo Nomisma, nel 2025 le compravendite residenziali si sono attestate attorno alle 770.000 unità, un livello superiore a quello pre-pandemico.
In un contesto di inflazione, tassi ancora elevati e incertezza economica diffusa, questo dato conferma una realtà precisa:
👉 la domanda immobiliare non è scomparsa
👉 si è trasformata
Uno dei segnali più rilevanti del Report è il forte rimbalzo dei mutui:
+30% circa nei nuovi volumi erogati nel 2025.
Questo dato, però, va letto correttamente.
Non significa che “comprare casa sia tornato facile”, ma che:
una fascia più solida di acquirenti è tornata attiva
chi ha redditi stabili e profili bancabili ha colto finestre di opportunità
Parallelamente, cresce la quota di famiglie escluse di fatto dal mercato della proprietà.
Qui il Report Nomisma è molto chiaro.
Solo circa il 36% delle famiglie ritiene il proprio reddito adeguato a sostenere serenamente le spese essenziali.
Il resto vive una condizione di equilibrio precario o insufficienza.
Questo crea un paradosso apparente:
mercato immobiliare attivo
ma base potenziale di acquirenti più ristretta
👉 Non è una crisi di mercato
👉 È una crisi di accessibilità
Un altro segnale strutturale riguarda l’aumento della domanda di locazione.
Sempre più famiglie scelgono – o sono costrette a scegliere – l’affitto come soluzione primaria.
Le ragioni non sono ideologiche, ma economiche:
capitale iniziale insufficiente
maggiore mobilità lavorativa
incertezza sul futuro
In parallelo emergono nuove esigenze:
nuclei più piccoli
popolazione che invecchia
domanda crescente di soluzioni flessibili (student housing, senior housing, co-living)
Il Report evidenzia un dato psicologico spesso sottovalutato:
oltre 3 famiglie su 4 temono criticità rilevanti per l’economia italiana nel 2026
quasi una su due teme ripercussioni dirette sulla propria situazione
Questa percezione non blocca il mercato, ma:
allunga i tempi decisionali
rende gli acquirenti più selettivi
penalizza immobili fuori prezzo o fuori mercato
Il mercato immobiliare italiano non è in crisi.
Ma non è più un mercato “di massa” come in passato.
Sta diventando:
più selettivo
più segmentato
più guidato dalla qualità del prodotto e dalla capacità finanziaria reale
Chi opera nel settore deve leggere questi dati per quello che sono:
un cambio di livello, non un semplice ciclo congiunturale.
Il real estate continua a muoversi,
ma non tutti possono muoversi allo stesso modo.
Capire chi compra, perché compra e chi resta escluso è oggi la vera competenza strategica nel mercato immobiliare.